Perché il tuo negozio non sa comunicare con i clienti (e come cambiarlo).

Eppure è il problema numero uno quando si tratta di comunicare con i clienti: si parla di sé invece di parlare a loro.

La trappola più comune nella comunicazione dei piccoli imprenditori e come uscirne senza buttare altri soldi.

Comunicare con i clienti sembra semplice.

Eppure quasi nessun negozio ci riesce davvero. Non per mancanza di impegno, ma perché si parte dal posto sbagliato.

Prova a fare questo esercizio.

Apri il sito del tuo negozio, oppure prendi l’ultimo volantino che hai fatto stampare, o anche solo l’ultimo post che hai pubblicato su Instagram. Leggilo come se lo stessi leggendo per la prima volta. Come se tu non sapessi niente di quello che vendi.

Adesso conta quante volte appare il nome della tua attività, il “noi”, il “siamo”, il “offriamo”, il “dal 1998” o simili.

Poi conta quante volte appare il nome del problema che risolvi a chi entra dalla porta.

Nella maggior parte dei casi, il punteggio è impietoso: 8 a 1 in favore di te.

Forse 10 a zero.

Benvenuto nel problema più diffuso e meno riconoscibile, nella comunicazione delle piccole imprese italiane.

Come comunicare con i clienti: parti dal loro problema, non dal tuo

Quando qualcuno legge un annuncio, apre un sito o vede un cartello in vetrina, nella sua testa succede una cosa sola: cerca una risposta alla domanda “questo fa per me?”.

Non vuole sapere da quando sei sul mercato. Non vuole sapere che sei “leader nel settore”. Non vuole leggere la storia della tua famiglia. Non per ora, almeno. Quelle cose vengono dopo, se e quando ha già deciso che sei la risposta giusta al suo problema.

Prima di quella risposta, tutto il resto è rumore.

Eppure la comunicazione di tre piccole imprese su quattro parte dall’azienda, non dal cliente. Parla di prodotti, di servizi, di caratteristiche, di anni di esperienza. Parla, in sostanza, di sé stessa.

Il risultato? Il cliente scorre via. O peggio: non capisce cosa vendi, e cambia pagina senza nemmeno saperlo fare.


Perché ci caschiamo tutti

Non è stupidità. È il contrario: è competenza mal applicata.

Quando sei dentro a quello che fai da anni, sai tutto. Conosci i dettagli tecnici, i processi, le certificazioni, i fornitori. Sei orgoglioso di ciò che hai costruito — e hai ragione di esserlo. Quindi quando devi comunicare, parti da lì: da quello che sai e che ritieni importante.

Il problema è che il tuo cliente non parte dallo stesso posto.

Lui parte da una seccatura, da un’esigenza, da qualcosa che non va o che vuole migliorare. Arriva da te con un problema in testa, non con la curiosità di sapere come funzioni internamente.

Questa distanza tra il tuo punto di partenza e il suo si chiama, nei libri di marketing, “maledizione della conoscenza”. In parole povere: più sei esperto, più è difficile comunicare con chi non lo è. Perché hai smesso di ricordare come ci si sente a non sapere quello che sai tu.

Perché il tuo negozio parla a te invece che ai tuoi clienti

Come suona la differenza

Facciamo un esempio concreto. Stessa attività, due modi di presentarsi.

Versione 1 — il negozio parla di sé: “Da oltre 20 anni offriamo soluzioni professionali per l’arredamento della tua casa. Ampia gamma di prodotti di qualità, personale qualificato e consulenza personalizzata.”

Versione 2 — il negozio parla al cliente: “Stai ristrutturando e non sai da dove cominciare? Ti aiutiamo a scegliere mobili che durino anni senza rimpianti — e senza farti perdere tempo con preventivi inutili.”

Stessa attività. Stesso negozio. Stesso budget pubblicitario. Ma una delle due versioni ferma lo scroll. L’altra no.

La differenza non è nella creatività. È nel punto di vista. La prima guarda il cliente da dentro il negozio. La seconda lo guarda dall’altra parte della vetrina.

Tre domande per cambiare rotta

Non serve stravolgere tutto. Basta spostare il fuoco. Prima di scrivere qualsiasi testo — un post, una brochure, una pagina web, un cartello — prova a rispondere a queste tre domande:

1. Quale problema sta cercando di risolvere il mio cliente ideale? Non “cosa vendo io”, ma cosa tiene sveglio lui la notte. O cosa lo irrita ogni giorno. O cosa vorrebbe che funzionasse meglio.

2. Cosa cambia nella sua vita dopo essere passato da me? Non il prodotto in sé, ma il risultato concreto. Non “vendiamo materassi ortopedici”, ma “dormi bene da domani sera”. Non “offriamo corsi di inglese”, ma “torni dall’estero senza fare la figura del turista muto”.

3. Lo sto dicendo in modo che lo capisca anche mia nonna? Se devi usare gergo tecnico, se presupponi conoscenze che il tuo cliente medio non ha, stai già perdendo terreno. La chiarezza non è banalità: è rispetto per il tempo di chi legge.

Rispondi a queste tre domande e hai già il materiale per riscrivere metà della tua comunicazione.

Una cosa sola, se devi portarti a casa qualcosa

Il tuo cliente non compra prodotti. Compra soluzioni a problemi suoi.

Finché la tua comunicazione parla di te, stai facendo un monologo davanti a qualcuno che vuole essere ascoltato. E le persone, quando non si sentono capite, vanno a cercare qualcun altro che ci provi.

Non devi diventare uno specialista di marketing. Devi solo smettere di scrivere per te e iniziare a scrivere per chi ti legge.

È una questione di punto di vista. E il punto di vista si può cambiare.


Ruggero Torboli è copywriter a risposta diretta e consulente di comunicazione per negozi, PMI e professionisti. Con Parole al Volo aiuta le piccole imprese a farsi capire — e a vendere di più.