La locandina fatta con l’AI la riconoscono anche i sassi
Sfondo nero, scritta dorata, fumo finto uscito da chissà dove.
Il manifesto della sagra, il volantino della palestra e il post dei saldi ormai sono lo stesso file salvato con nomi diversi.
E scivolarci dentro, rendendo tutto uguale e senza personalità, è più facile di quanto pensi.
All’inizio non ci si faceva caso, ma poi, con l’abuso e l’aumentare del fenomeno, il problema si sta presentando in tutta la sua pericolosità.
Lo ho cominciato a notare nei post pubblicati da palestre di provincia, da organizzatori di eventi locali – quelli che mirano a risparmiare su qualsiasi dettaglio di comunicazione che non sia basico o primordiale – poi con un profluvio di grafiche tutte imbarazzantemente simili, si è arrivati al cazzotto nell’occhio.
Il Post ha scritto qualche giorno fa di un fenomeno che chi si occupa di comunicazione non può non aver notato.
Le locandine delle sagre di paese, da sempre sgangherate, con font improbabili e il logo dello sponsor piazzato a caso vicino al salame, stanno sparendo.
Al loro posto arrivano manifesti fatti con l’intelligenza artificiale, e sono tutti identici: sfondo nero, scritta con effetto pennellata dorata, una luce patinata da spot profumo, composizione perfetta al millimetro.
Lucrezia Cortopassi, che quella pagina la gestisce dal 2022, dice una cosa che vale la pena tenersi: la locandina brutta fatta a mano aveva un autore, delle scelte, per quanto discutibili. Quella dell’AI no.
È solo output, sputato fuori identico ovunque, con la stessa faccia di plastica.
Le locandine fatte con l’AI, però, non sono un problema del comitato sagra del tuo paese. Sono un problema tuo.
Chi fa da solo, sottovalutando i rischi connessi per la sua attività o evento, convinto di aver risolto il problema comunicazione con tre clic, sta dicendo una cosa molto precisa su di sé:
“Non so come fare, ma lo faccio”
“Non ho uno stile e una personalità mia”
Lasciare fare alla tua Ai preferita tutta la tua grafica significa consegnarsi alla mediocrità, immergendosi in una melassa collosa che avvolge tutto e rende tutto uguale.
Ci metti un piede dentro pensando che sia comodo, che tanto “il lavoro è fatto”, e un giorno ti accorgi che il tuo negozio, la tua palestra, il tuo evento sono affogati nella stessa poltiglia dorata di tutti gli altri.
Non succede niente di eclatante, non ti crolla il fatturato in un giorno. Succede una cosa più subdola: smette di vedersi la differenza tra te e e gi altri, e in un mercato locale la differenza è l’unica cosa che hai da vendere oltre al prodotto stesso.
La riconoscibilità
I negozi senza idee li vedi proprio dall’uso scriteriato della Ai
Lo stesso identico schema lo vedo ogni settimana su locandine di negozi, palestre, associazioni sportive.
Il saldo di fine stagione con lo sfondo nero e la scritta oro “MEGA SALDI” che sembra annunciare un evento stellare.
L’open day della palestra con il modello patinato, addominali perfetti, che in quella palestra non ha mai messo piede e probabilmente non esiste in natura.
Il torneo di calcetto del quartiere pubblicizzato con una grafica da trailer di un film Marvel.
Potresti scambiare il nome del negozio con quello della palestra, e quello della palestra con quello della sagra del paese accanto, e nessuno se ne accorgerebbe.
Anzi, qualcuno controllerebbe due volte l’indirizzo pensando di aver sbagliato locandina.
Il paradosso, ed è qui che la storia delle locandine fatte con l’AI diventa interessante per chi fa comunicazione sul serio, è che il volantino brutto fatto a mano funzionava meglio proprio perché era riconoscibile come vero.
Font sbagliato, colori improponibili, l’errore di stampa: tutto quel caos diceva “questo l’ha fatto qualcuno che conosco, o che potrei conoscere”. La gente non si fida di quello che sembra fatto da nessuno e una locandina con lo sfondo nero e il bagliore dorato, come ti posizionano?
Non ti sto dicendo di non usarla
Il problema quindi non è l’intelligenza artificiale.
Non sto dicendo di buttarla nel cassetto insieme al fax, sarebbe ridicolo e antistorico, la uso ogni giorno anch’io.
Il problema è che la maggior parte di chi la usa per comunicare non ha imparato a farlo, e il danno non è solo estetico, ma di sostanza, perché stai firmando la tua comunicazione con la firma di tutti, cioè con nessuna firma.
È come salire su un tir senza patente, hai il cambio, i pedali ci sono, il volante ce l’hai sotto le mani, ma se non sai come usarli il risultato è lo schianto, non il viaggio.
E l’intelligenza artificiale usata male e senza sapere cosa dirle, produce esattamente lo schianto che trovi appeso fuori da mezza Italia, con locandine anonime, tutte con la stessa faccia, per eventi, negozi e palestre che invece una faccia vera ce l’hanno, e sarebbe pure il loro punto di forza.
Prova a fare così, ora.
- Guarda l’ultima locandina fatta con l’AI che hai messo in vetrina o online e chiediti onestamente se andrebbe bene anche per il negozio del paese accanto, cambiando solo il nome. Se la risposta è sì, non stai comunicando niente di tuo.
- Se usi strumenti di AI per le immagini, dai istruzioni precise sul tuo negozio, sulla tua palestra, sul tuo evento vero, non lasciare che scelga lei sfondo, font e atmosfera al posto tuo.
- Meglio ancora, parti da una foto vera del posto o delle persone vere che lo frequentano, e usa l’AI solo per rifinire, non per sostituire tutto da zero.
- Se non hai tempo o voglia di imparare a guidare bene questi strumenti, va benissimo, ma allora è meglio tornare al volantino fatto a mano storto: perlomeno quello aveva un’anima riconoscibile.
Se vuoi imparare a usare l’AI per la tua comunicazione con criterio, senza fare figurette, invece di affogare nella melma insieme a tutti gli altri, scrivimi.















