Cosa dire ai clienti per farli tornare in negozio
“Grazie, torni a trovarci” non ha mai fatto tornare nessuno
È la frase più detta nei negozi italiani. Ed è anche una delle meno ascoltate, da chi la dice e da chi la sente.
Provaci tu stesso.
La prossima volta che esci da un negozio o da un bar dopo aver pagato, ascolta cosa ti dicono.
Probabilmente sarà una di queste tre:
“grazie, buona giornata”
“grazie, torni a trovarci”,
“arrivederci, a presto”.
Frasi gentili, educate, dette con il sorriso. E completamente vuote.
Poi ci sarebbe anche l’abisso totale, ovvero nessun saluto e manco un cenno, la commessa è già passata al prossimo cliente e tu sei semplicemente sparito.
Non perché chi le dice sia scortese, anzi.
Sono frasi sincere nell’intenzione, ma ormai sono talmente automatiche, talmente uguali per chiunque entri ed esca da quella porta, che il cliente le registra esattamente come quello che sono, un clichè, un rumore di fondo, lo stesso identico per lui e per chiunque altro.
Ma cosa significa “fidelizzare”?
Molti negozi pensano che “fidelizzare” significhi avere una tessera punti, un programma sconti, una raccolta bollini.
Sono strumenti, e a volte funzionano, certo, ma hanno bisogno di una architettura marketing laboriosa e dispendiosa.
Ma la fidelizzazione vera, quella che fa scegliere te invece del negozio identico due strade più in là, nasce da una cosa molto più semplice e molto più rara: sentirsi riconosciuti come persona, non come transazione numero 47 della giornata.
Una tessera punti la può avere chiunque. Il fatto che qualcuno si ricordi che l’ultima volta hai comprato quella cosa lì, o che hai detto che ti serviva per un certo motivo, quello no. Quello è il dettaglio che fa pensare “qui mi conoscono”, ed è esattamente il pensiero che porta a tornare.
Cosa succede quando cambi anche solo una frase
Immagina due versioni della stessa scena.
Nella prima, il cliente paga, e tu dici “grazie, torni a trovarci”.
Nella seconda, il cliente paga, e tu dici “mi faccia sapere come va con quella vernice, se le serve qualcos’altro per finire il lavoro sono qui”.
Stessa cassa, stesso prodotto, stesso tempo impiegato, ma la seconda frase dice al cliente una cosa che la prima non dirà mai: io ho ascoltato quello che mi hai detto, e me lo ricordo.
Non è una tecnica di vendita, ma banalmente prestare attenzione e quando lo si fa davvero, è già una cosa rara abbastanza da essere notata, e raccontata.
Fai così, ora.
Vale per te, qualunque cosa tu faccia
Cambia solo il dettaglio, il principio resta lo stesso.
Sei un educatore cinofilo. Invece di “ci vediamo alla prossima lezione”, prova “fammi sapere come va l’esercizio del richiamo in giardino, se serve rivediamo insieme la settimana prossima”.
Sei un osteopata: invece di “arrivederci, si riguardi”, prova “mi tenga aggiornato su come va la schiena nei prossimi giorni, se il dolore non passa mi richiami prima del controllo”.
Vendi abiti da cerimonia: invece di “grazie e complimenti per il matrimonio”, prova “mi faccia sapere come procede con il resto del look, se serve un’ultima modifica prima del giorno sono qui”.
Hai un negozio di quartiere: invece di “grazie, torni a trovarci”, prova “mi faccia sapere se quella vernice va bene per il lavoro che deve fare”
Il cliente cambia, la meccanica no: ascolti, ricordi, lo dimostri con una frase costruita su di lui. Non serve altro.













